11 ottobre 2016 | by la Redazione Marche
«Depurazione e ingiustizie»

SI INDIGNA Ninel Donini (foto) dell’ Idv Marche di fronte alla richiesta di pagare la depurazione retroattiva. «Non credo che occorra approfondire – afferma Ninel Donini – il concetto di depurazione, né per quella di un individuo né per quella delle acque o dell’ ambiente. Potrebbe essere invece interessante qualche approfondimento sugli aggettivi che la […]

SI INDIGNA Ninel Donini (foto) dell’ Idv Marche di fronte alla richiesta di pagare la depurazione retroattiva.
«Non credo che occorra approfondire – afferma Ninel Donini – il concetto di depurazione, né per quella di un individuo né per quella delle acque o dell’ ambiente. Potrebbe essere invece interessante qualche approfondimento sugli aggettivi che la qualificano, ad esempio: depurazione inadeguata, mancante, costosa, innovativa. Tuttavia ci vuole una grande fantasia o faccia tosta per rivendicare una depurazione retroattiva.
Non è una nuova locuzione degli accademici della Crusca, è semplicemente una azione strategica, con finalità di introiti da parte di chi l’ ha proposta con conseguente aggravio di spesa per chi la subisce.
Gli autori sono l’ Ato, l’ ambito provinciale di organizzazione delle acque e Marche Multiservizi. In concreto: nel 2014 con una decisione saggia, l’ Ato decise di non far più pagare una quota per la depurazione agli abitanti dei comuni che non avevano impianti di depurazione attivi. Poi, con scelta meno saggia e molta faccia tosta si è deciso di rimettere, in bolletta, dal gennaio 2016 il pagamento della suddetta quota, pretendendo la retroattività dal 2014, con la motivazione che i depuratori devono essere installati è che si deve pagare».

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